La penisola italiana è attraversata da una catena montuosa — l'Appennino — che si estende per oltre 1.300 km dal Ligure al Calabrese, e che costituisce al tempo stesso una delle aree a maggiore pericolosità sismica d'Europa. La sismicità non è uniformemente distribuita: si concentra lungo le faglie normali che bordano i bacini intermontani e nell'area di convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica nel settore meridionale e siciliano.
Il quadro tettonico
L'Appennino si è formato per compressione durante il Miocene e il Pliocene, ma nel settore centrale e meridionale dominano attualmente regimi di trazione — cioè faglie normali che abbassano i blocchi vallivi rispetto alle catene. Queste strutture estensionali sono responsabili della maggior parte degli eventi sismici distruttivi degli ultimi secoli.
Nel settore calabro-siculo, invece, la subduzione della crosta ionica sotto l'arco calabrese genera sia sismicità superficiale sia terremoti profondi (fino a 500 km di profondità ipocentrale), come documentato dalla zona di Wadati-Benioff identificata nell'area dello Stretto di Messina.
Classificazione sismica italiana
L'Italia è suddivisa in quattro zone di pericolosità sismica (Ordinanza PCM 3274/2003, aggiornata nel 2015): Zona 1 (massima), Zona 2, Zona 3 e Zona 4 (minima). Le zone 1 e 2 comprendono Calabria, Sicilia orientale, Campania, Basilicata e la dorsale appenninica centrale.
Le faglie attive principali
Le strutture tettoniche che hanno prodotto gli eventi sismici più rilevanti nel Novecento includono:
- Sistema di faglie della Piana di Fucino (Abruzzo) — responsabile del terremoto del 13 gennaio 1915 (M 7.0, circa 33.000 vittime)
- Faglia di Irpinia (Campania-Basilicata) — attivata il 23 novembre 1980 (M 6.9, 2.914 vittime), con una rottura superficiale documentata di 38 km
- Sistema di Monte Vettore-Monte Bove (Umbria-Marche) — riattivato nella sequenza sismica del 2016-2017, con una magnitudo massima di M 6.5 il 30 ottobre 2016
- Faglie della piana di L'Aquila — attivate il 6 aprile 2009 (M 6.3, 309 vittime), con ipocentro a 8.8 km di profondità
La sequenza sismica del 2016 in Italia centrale
La sequenza iniziata il 24 agosto 2016 con il terremoto di Amatrice (M 6.0) e proseguita fino al 2017 rappresenta l'episodio sismico più complesso degli ultimi decenni in termini di numero di scosse e di estensione della zona di rottura. L'INGV ha documentato oltre 100.000 scosse nel periodo agosto 2016 – dicembre 2017, con tre eventi principali sopra M 5.5.
L'analisi interferometrica radar (InSAR) ha mostrato deformazioni del suolo fino a 70 cm di abbassamento nell'area epicentrale, confermando un meccanismo a faglia normale con immersione verso sud-ovest. I dati sono stati pubblicati sul portale INGV e accessibili in formato aperto.
La zona di Messina: un caso storico paradigmatico
Il terremoto del 28 dicembre 1908 nello Stretto di Messina, stimato M 7.1–7.2, è il più distruttivo avvenuto in Europa nel XX secolo con oltre 80.000 vittime tra Messina e Reggio Calabria. Generò anche un maremoto locale con onde fino a 6 metri sulle coste dello Stretto. La faglia responsabile è tuttora attiva e inserita nelle cartografie di pericolosità sismica nazionale.
Strumenti di monitoraggio e ricerca
La Rete Sismica Nazionale gestita dall'INGV conta oltre 700 stazioni distribuite su tutto il territorio. I dati vengono elaborati in tempo quasi reale e resi disponibili attraverso il portale CNT – Centro Nazionale Terremoti. L'accelerometrico è integrato dalla rete GNSS (GPS) che rileva deformazioni del suolo nell'ordine del millimetro per anno, consentendo di stimare i tassi di accumulo di stress lungo le principali faglie attive.
Fonti
INGV – Centro Nazionale Terremoti · DBMI15 – Database Macrosismico Italiano · Protezione Civile
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